Le 4 porte della relazione ?

Nella filosofia e psicologia buddhista (leggi l’articolo Management, Leadership e Filosofia Buddhista. Perchè?), ci sono 4 qualità chiamate incommensurabili per il loro potenziale generativo nei processi di evoluzione nella relazione con sé e con l’altro. Una via pratica per sviluppare competenze relazionali è proprio approfondire la consapevolezza di queste qualità ad esempio in un percorso di counseling o Business Counseling (leggi l’articolo: le 5 chiavi dall’idea all’impatto) nel caso in cui lo sviluppo personale sia anche contestualizzato (per Manager, Imprenditori, Professionisti) sia contestualizzato all’interno di un Percorso anche Professionale.

(Leggi anche l’articolo Leadership nel Business Counseling)

I 4 Incommensurabili sono, le 4 Porte alla Relazione :

  • Amorevole gentilezza,
  • Compassione,
  • Gioia compartecipe,
  • Equanimità

 

Equanimità

La  parola in Tibetano per questa qualità è བཏང་སྙོམས་ (btang snyoms), E significa letteralmente Neutralità, imparzialità, equidistanza Lo capiamo subito che non è “roba” semplice.

Noi, costantemente “sballottati” fra la dipendenza e l’attaccamento dalle cose che ci piacciono e ci danno sensazioni positive  e la avversione alle cose che non mi piacciono o che ci generano sensazioni negative. Interpretazioni superficiali la confondono a volte con parole come indifferenza , disinteresse, negligenza.

Ma occorre scendere un po’ più in profondità, oltre le apparenze e senza sfuggire alle difficoltà.

Occorre  incontrare quotidianamente, attraverso l’esperienza diretta della pratica, le proprie tenaci resistenze e la chiara percezione della fatica e dell’energia necessaria per cercare di stare in equilibrio senza cadere vittime delle abitudini.

Difronte alla chiara manifestzione delle nostre potentissime correnti di giudizio, dipendenza e avversione dalle quali spesso veniamo sequestrati. L’equanimità non è indifferenza, piuttosto il contrario: è un livello di cura della comprensione talmente fine, da poter riuscire a vedere che “quella persona che non mi piace” nella sua profondità non è poi così tanto diversa da me.

Ma il giudizio arriva sempre.

Non significa ignorare che qualcosa ci piace o non ci piace, respingere istinti interpretazioni che sorgono dalle nostre esperienza, significa poter scegliere di limitare l’influenza che hanno queste soggettive percezioni nel nostro modo di agire.  Gradualmente Equanimità significa: stare in modo lucido con quello che c’è.

“…Secondo il modo di allenarsi che è proprio del buddhismo tibetano l’equanimità è il primo gradino, nel sentiero che conduce al risveglio spirituale, proprio come il contadino prima spiana il suo campo, in modo che l’acqua non si raccolga tutta da una parte lasciando inaridire l’altra. La priorità fondamentale è un campo uniformemente piano: questa è una componente quanto mai basilare e indispensabile della pratica…” (B. Alan Wallace – I quattro Incommensurabili)

Lo dico sempre, non si tratta di un modo di fare. un comportamento esterno da copiare. Si tratta di sentore e comprendere profondamente l’origine delle nostre sensazioni. L’equanimità , più che un obiettivo è una direzione da seguire sul proprio sentiero cercando ogni giorno di fare con gradualità qualche passo avanti.

Se, parlando di equanimità, non siamo in contatto con la difficoltà oppure, all’altro estremo, abbiamo la sensazione di non poterci fare nulla, probabilmente non siamo scesi sufficientemente in profondità.

Come ci aiuta l’equanimità anche nelle organizzazioni ? Ad Esempio, Nella relazione ci permette di accogliere l’altro. Nelle criticità ci permette di scegliere, Nel cambiamento ci permette di lasciare andare  

Compassione

Anche questa è un parola che, come tante altre, importate da diversi contesti culturali, sta diventando diffusa fra i temi legati ai comportamenti organizzativi e sociali : insomma nelle comunità di persone che cercano e ritrovano la propria dimensione umana.

Per quanto sia importante che certi concetti comincino a penetrare nella nostra quotidianità, penso sia necessario al tempo stesso evitare anche involontari processi di banalizzazione che non fanno altro che ridurre il potenziale impatto di concetti rivoluzionari (per la società attuale) come questo : compassione.

La Parola tibetana è སྙིང་རྗེ་ (snying rie) è utilizzata per tradurre la parola sanscrita Karuna.

Il significato centrale richiamato è quello di: “provare il desiderio che gli altri esseri possano essere liberi dalla sofferenza”. Parte dalla considerazione che, proprio come noi, anche tutti gli altri desiderano essere felici e liberarsi dalle sofferenze, e arriva fino all’ impegno attivo verso gli altri.

Un concetto davvero potente (come ognuno dei 4 incommensurabili) in grado di reggere, da solo sulle spalle, tutto il completo manifestarsi della interdipendenza

Una parola per me irrinunciabile se vogliamo avvicinarci realmente alla sostenibilità nella relazione  con se’ con gli altri e con l’ambiente.

E anche questa, non è una passeggiata. E anche questo, non è un “modo di fare”: è un modo di essere.

Significa che non c’è un interruttore che abilita la funzione.

Vuol dire che non basta comprendere una descrizione, Stiamo parlando di sentieri di crescita nei quali, più che la meta, conta la Consapevolezza della gradualità.

Nella lenta progressione  verso una direzione che ci ispira.

Già, a volte cerco di contare i secondi che intercorrono fra la comparsa di una possibile sensazione di compassione e il brusco risveglio del mio Ego che mendica attenzioni: ma vale la pena continuare a lavorarci.

Gioia Compartecipe

In tibetano དགའ་བ་ , in sanscrito “mudita” Possiamo esplorare la gioia su diverse dimensioni :

  • la capacità di riconoscere la gioia nelle proprie giornate ed azioni
  • la possibilità di condividere la propria gioia con gli altri
  • la capacità di apprezzare la gioia degli altri per i loro risultati
  • la possibilità di partecipare in modo autentico alla gioia degli altri

La gioia ha meravigliose qualità, se nasce da intenzioni virtuose : è solo generativa , non toglie nulla a nessuno, può essere condivisa e partecipata, contamina positivamente , genera empatia e contatto ….

Lo so, spesso siamo talmente presi dagli impegni da dimenticarci di gioire per le cose positive nostre e degli altri e siamo più facilmente portati a notare le cose che non vanno o ad assecondare l’invidia , ma …. C’è spazio di miglioramento, no? 

E la pratica della gioia è anche un ottimo antidoto alla gelosia e alla invidia.

La gioia altrui non toglie nulla a noi e parteciparvi è una esperienza di vicinanza meravigliosa e generativa (pensate a quando accade per le cose che avvengono ai vostri cari)

Amorevole gentilezza

La gentilezza è il modo più semplice di affrontare difficoltà, di sentirsi meglio, di godersi la vita. È ciò che più di qualsiasi altro fattore risolve i problemi. (Piero Ferrucci-La forza della Gentilezza)

“Torna alle radici”, è il consiglio che immagino mi abbia voluto dare personalmente la “gentilezza“ quando si accorse di essere, finalmente, diventata molto famosa e popolare sui social e anche nelle iniziative aziendali e sociali. Ho bisogno di esplorare meglio.

Il secondo aspetto del Retto pensiero, ossia quei pensieri che portano al bene nostro e degli altri, è la gentilezza amorevole o benevolenza, i pensieri privi di ostilità. Il poeta Rilke colse la ricchezza di questa possibilità: “Una volta accettato l’intendimento che anche fra le persone più intime esiste una distanza infinita, può evolversi per loro una vita magnifica, fianco a fianco, se riescono ad amare lo spazio che li divide, e che concede la possibilità di vedersi reciprocamente come un intero, stagliato contro un cielo sconfinato.” Nella vita, a volte incontriamo persone che sanno vederci interi e stagliati contro un cielo sconfinato, che non giudicano o discriminano, e che sembrano irradiare sentimenti di sincera premura e amore e gentilezza verso chiunque incontrino.” (Mindfulness: una guida pratica al risveglio, J. Goldstein – Ubaldini Editore)

Sono profondamente convinto che la gentilezza conservi il potenziale per innescare un concreto processo trasformtivo e generativo nella società. Inoltre la gentilezza (autentica) ci fa stare (semplicemente) bene e fa funzionare le cose. Semplicemente umano.

Per questo penso sia importante , quando se ne parla, andare oltre la superficie degli atteggiamenti “cortesi”. 

Per evitare che questa parola, in grado di nutrire alcuni dei nostri più profondi bisogni umani (sentirci accolti, sentirci parte di un gruppo, sentirci compresi …) rimanga a galleggiare nella fragilità dei soli consigli di comportamento strumentali (e a volte e spesso manipolatori).

Evitare che rimanga solo al temporaneo servizio di campagne mediatiche, disperdendosi poi al “primo vento” di una nuova moda. Sarebbe una opportunità sprecata!

la Gentilezza è un modo di essere

La Gentilezza non è un modo di fare ma, come dice Piero Ferrucci, è un modo di essere. Insomma, la gentilezza è “roba seria”. Certo, un comportamento Gentile è meglio di un comportamento violento o aggressivo e inoltre alleniamo il cervello a nuove sane abitudini .

Ottimo, ma questo lavoro ha bisogno di sostegno , motivazione, scopo (Purpose)

Gli atteggiamenti sono una parte , ma. la gentilezza è un movimento che parte dall’interno, da una scelta e da un percorso lungo una vita (fatto di impegno, soddisfazioni, errori, difficoltà) Così provo a tornare alle origini.

Amorevole Gentilezza nella tradizione buddista

In diverse tradizioni orientali (ma sono concetti che trovano riscontro anche nelle tradizioni occidentali) troviamo:

“Amorevole Gentilezza” ( in lingua pali “metta”, tradotto in tibetano con བྱམས་པ་ (byams pa) .

Il significato dietro a questa parola è: “desiderare che gli altri siano felici e agire in questa direzione” Ho bisogno di distinguere la gentilezza autentica da quello stereotipo fatto di persone solo sorridenti e cortesi che magari pensano a ben altro . E penso di non essere il solo.

La gentilezza è un prezioso seme, da coltivare, che riesce ad allineare pensieri, parole ed azioni. Attivato questo, e con l’allenamento nel cambiare abitudini, i comportamenti diventano allora i frutti naturali delle nostre intenzioni.

Penso che quando valutiamo l’efficacia o meno , l’opportunità o meno, di essere gentili si debba ragionare su questo piano. Gentilezza significa incontrare il proprio ego e scegliere di spostare la propria attenzione un po’ oltre (passo dopo passo) per incontrare autenticamente l’altro.

(Leggi anche l’articolo: Gentilezza, piantiamola di essere solo cortesi)

Le 4 porte della relazione

Quando queste qualità, piuttosto che comportamenti automatici esteriori o strumentali, diventano dei riferimenti prima di tutto interiori che ci fanno entrare in contatto con le nostre resistenze e con le risorse che risuonano con queste parole, allora diventano 4 incredibili porte alla consapevolezza e alla possibilità di vedere e vivere nell’esperienza il mondo in modo diverso.

Sì perché le qualità non si acquistano e non possono essere indossate come magliette che ci piacciono dando per scontato di potere agire o simulare una qualsiasi descrizione che ci ispira.

Ogni qualità è un viaggio da attraversare.

“la pratica buddhista non comincia con un atto di fede, ma con un’attenta osservazione delle nostra esperienza” (B. Alan Wallace – I quattro Incommensurabili)

Il vero lavoro di trasformazione che è nostro ma che diventa immediatamente sociale e funzionale al contesto relazionale nel quale siamo (una azienda per esempio) non finisce quando ci siamo fatti ispirare da qualche frase motivazionale o qualità virtuosa.

(leggi l’articolo Ascoltare non basta).

Si sviluppa nella responsabilità che ci prendiamo di attraversare con onestà le nostre resistenze, accettando e non nascondendo le difficoltà di essere come direbbe quella o questa virtù. È più interessante lavorare sulla osservazione di ciò che mi rende non gentile rispetto alla forzatura di un comportamento che non sento autentico. E’ più interessante che sperimenti la gentilezza e la non gentilezza che sono in me per scegliere poi con consapevolezza.

La responsabilità prevede la scelta, la scelta prevede l’esperienza e la capacità di discernimento. Si sviluppa gradualmente con pazienza e partecipando nel gruppo a guardarsi con trasparenza, rispetto e voglia di evoluzione (leggi gli articoli: Evoluzione spirituale, Evoluzione e Togliere,  La scelta di guardare)

E ora una Domanda  per te: quale di queste qualità genera, in te, maggiore resistenza?

Lavorando sulle qualità relazionali nel business counseling utile alla evoluzione di se’ in una dimensione di attenzione, cura e comprensione profonda della relazione umana. Queste “quattro porte” guidano le persone e la comunità nella costruzione responsabile di una relazione generativa, efficace, etica e felice. __________________________________________

 

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